Ndrangheta: Il silenzio colpevole dello stato

1. La disperazione in Aspromonte

L'Aspromonte è una zona montagnosa in provincia di Reggio Calabria. Una terra impervia, con poche vie di comunicazione che la rendono inaccessibile. 

Il 1800 fu un periodo difficile per gli  aspromontani: La maggioranza delle famiglie viveva in case disastrate, prive di bagni, elettricità, acqua corrente, insieme agli animali. 

I paesi erano senza fognature, collegati tra loro da sentieri impervi percorribili con diversi giorni di cammino. Erano stradine pericolose, circondate da animali selvatici, dirupi, montagne e corsi d'acqua. L'igiene era scarsa, gli ospedali inesistenti, con la conseguente diffusione di malattie. I presidi di polizia erano prevalentemente a Reggio Calabria, con pochi  uomini e scarse possibilità di mantenere l'ordine nei paesini della provincia.

L'economia delle famiglie consisteva sulla coltura delle terre e sull'allevamento del bestiame, di proprietà della borghesia cittadina. I frutti di queste attività garantivano appena la sopravvivenza, visto l'obbligo di spartizione con i proprietari di terre e bestie. La denutrizione era cronica, per tutti, aggravata dalle frequenti siccità e carestie.

Le scuole non esistevano o erano poco frequentate dai giovani: in un contesto così disagiato era ignorata l'istruzione, avviandoli in tenera età al lavoro nei campi o all'accudimento del bestiame.

2.Una vita senza speranza

Chi nasceva in Aspromonte aveva il destino segnato: nasceva per poter sostenere la famiglia, non per atto d'amore. Lavorava sin da giovane in luoghi estremi, anche per gli animali. Non esisteva riposo, non esistevano domeniche, non c'era differenza tra giorno e notte.

Il destino di quei bimbi, nati nell'800, era la vita dei genitori, senza poter migliorare la propria condizione. L'unica speranza risiedeva nell'emigrazione verso il nord Italia o l'estero, ma dovendo subire l'emarginazione sociale per il fatto di essere italiani o meridionali.

3.La nascita della ndrangheta

In questo clima si fecero strada bande di malavitosi dediti a qualsiasi illecito. Sfruttando il vuoto istituzionale, si inserirono in queste comunità imponendo le loro leggi, il loro potere. Divennero ben presto il riferimento per coloro che cercavano giustizia, per chi cercava protezione dalle angherie della gente. Dispensavano prestiti a strozzo, imponevano tasse, proteggevano i possedimenti dei signori locali. In poche parole, in un contesto senza aspettative usarono la violenza come mezzo di elevazione sociale.

4.La necessità dello stato

Una realtà dura a morire in certe terre, dove è diffusa la lealtà alle mafie e non quella verso lo stato, visto come estraneo, incapace e chiuso su se stesso. Una disistima statuale che è la principale ragione che consente, alle organizzazioni mafiose, di sopravvivere nonostante siano passati molti secoli. Solo attraverso un'evoluzione del mondo politico/istituzionale sarà possibile il riscatto per certe terre e la liberazione dalla morsa malavitosa. In caso contrario non cambierà nulla, oppure ad un potere mafioso se ne sostituirà un altro, senza raggiungere una piena vittoria sociale.

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