Francesca Bellocco, donna di ndrangheta uccisa per un suo tradimento

1.La relazione pericolosa

Rosarno, provincia di Reggio Calabria: Francesco Barone, membro della cosca Bellocco, rientrò prima a casa, scoprendo Francesca Bellocco, la madre, in intimità con Domenico Cacciola, boss dell'omonima ndrina. Da tempo si vociferava sulla loro relazione e vennero anche sorpresi in un rapporto intimo, tuttavia i clan d'appartenenza non presero provvedimenti.

Il rischio di una guerra indusse a persuadere, gli amanti, sulla necessità di interrompere il rapporto. Tuttavia continuarono a vedersi fino alla sera del 17 agosto 2013.

2.La condanna a morte e il tentato depistaggio

Alla vista del figlio di Francesca Bellocco, Domenico Cacciola fuggì, ma fu ucciso poco dopo dai suoi figli. Stessa sorte per Francesca: fu sequestrata senza possibilità di comunicare con l'esterno. Il mattino seguente venne uccisa a colpi di pistola da suo figlio, aiutato da tre killer. La madre cercò il perdono fino all'ultimo, urlandogli pietà inutilmente.

Tre giorni dopo Francesco ne denunciò la scomparsa, insieme al padre che era agli arresti domiciliari. I familiari di Domenico Cacciola non denunciarono neanche la scomparsa, proseguendo la loro vita come se nulla fosse successo. Tuttavia, gli inquirenti, scoprirono la vera sorte della Bellocco, aiutati da un testimone, condannando il figlio all'ergastolo.

3.Ammazzati dalla cultura mafiosa

L'ambiente mafioso si fonda sulla cultura della lealtà dei suoi membri, obbligandoli alle regole ndranghetiste per tutta la vita. Valori patriarcali, dove le donne sono marginali: usate per stringere alleanze tra ndrine, con matrimoni combinati, per procreare eredi, etc. La donna ndranghetista esiste solo in funzione dell'uomo, prima il padre e poi il marito. 

Non ha una sua autonomia decisionale e la vicenda di Francesca Bellocco lo dimostra: la sua colpa fu quella di amare un altro uomo, una scelta di vita inaccettata dai suoi familiari. L'omicidio evidenzia l'indottrinamento ndranghetistico sui suoi membri: durante l'affiliazione, i candidati, giurano fedeltà alla ndrina, rinnegando i valori e le relazioni precedenti, assumendosi l'onere di punire i propri familiari in caso di errore.

Proprio così fece Francesco Barone: rinnegò il rapporto umano più denso d'amore, quello tra madre e figlio, trucidando Francesca in ossequio alle regole d'onore. 

4.La pericolosità della cultura ndranghetista

La morte degli amanti dimostra la pericolosità ndranghetista: persuade le genti all'omertà, alla violenza, alla sopraffazione del debole. Inculca la fedeltà all'organizzazione anche contro i propri cari. Uno stato nello stato a tutto tondo e che educa i giovani e meno giovani, secondo il diktat mafioso, sostituendosi alle istituzioni, così da poter sopravvivere nel tempo. 

La conseguenza per gli affiliati è una vita grama, senza aspettative e possibilità di riscatto sociale: l'unico modo di essere e di comportarti diventa quello mafioso, senza poter contraddire il retaggio di cui sono portatori. Ma è un condizionamento che riguarda anche gli esterni all'organizzazione, condannati ad una vita asservita al compromesso, alle clientele e ai soprusi.

In virtù di ciò è necessario un contrasto culturale serio, credibile e ad ampio respiro, capace di coinvolgere l'intera società e le sue articolazioni. Famiglie e scuole dovranno diventare i pilastri di una società nuova, fondata sul culto della legalità e del rispetto reciproco, altrimenti sarà tutto vano: la ndrangeta, se non contrastata con la cultura, sopravviverà alle generazioni, mantenendo il suo potere.

Approfondimenti: il rito del battesimo ndranghetista

Puoi ritornare alle storie cliccando qui o scoprire le attività di NoSilenzio cliccando qui.

Seguici anche sui social:

| INSTAGRAM | FACEBOOK |