Ndrangheta, il tragico omicidio di Messinetti

1.Premessa

Via degli stadi, Cosenza, significa solo una cosa: ndrangheta. Svoltando dalla strada si entra nel "villaggio", una schiera di edifici popolari abitati da famiglie rom appartenenti alla ndrina Rango-zingari. Gente con cognomi noti: Bevilacqua, Manzo, Abbruzzese, protagonisti della cronaca nera cosentina.

2.L'omicidio

Proprio in via degli stadi vivevano Francesco Messinetti e Ottavio Carolei, quest'ultimo già noto alle forze dell'ordine. I due avevano dissapori da tempo: Messinetti più volte parcheggiò l'auto nel posto riservato a Carolei.

Era il 29 marzo 2012 quando, in quella via, nacque un litigio tra i due: in soccorso di Carolei arrivò il boss della ndrina Rango-zingari, Maurizio Rango, che picchiò selvaggiamente Messinetti con altre due persone.

La vittima risalì a casa ma con ferite molto serie, a tal punto che i familiari chiamarono un'ambulanza per il suo trasporto in ospedale. Rimase pochi giorni in coma, morendo il 3 aprile 2012.

3.Chi era Francesco Messinetti?

Francesco non era un mafioso, era un invisibile, uno dei dimenticati della "società civile". Aveva problemi di droga e guadagnava qualche spicciolo facendo il parcheggiatore abusivo. Una vita difficile, soprattutto dopo la separazione dalla moglie.

4.Perchè fu ucciso?

All'apparenza per un parcheggio ma c'è dell'altro: con quel gesto reiterato, Francesco, non tenne conto di infastidire persone poco raccomandabili che non gli perdonarono lo sgarbo: tollerarlo avrebbe comportato una delegittimazione del loro potere, del loro ascendente sulla popolazione.

Far parcheggiare un intruso su un posto riservato a ndranghetisti, o ai loro amici, avrebbe potuto indurre le persone ad alzare la testa, a ribellarsi contro i soprusi. Inoltre, uccidendo quell'uomo, sopratutto il boss mandò un segnale ai suoi sottoposti: chiunque avesse osato compromettere la sua leadership avrebbe fatto la stessa fine.

Ecco perchè venne ucciso Messinetti, per far capire che qualsiasi atto di ribellione sarebbe stato soffocato col sangue,  che fossero estranei o interni alla cosca.

5.Il messaggio sembra funzionare

La fama di Rango era nota a Cosenza, nessuno avrebbe osato sfidarlo, soprattutto dopo l'omicidio Messinetti. Chiunque era a rischio se avesse avuto frizioni con il boss: un messaggio talmente forte da persuadere i familiari della vittima, madre e sorella, a non denunciare l'accaduto. Anzi, all'arrivo in ospedale dissero che le ferite di Francesco erano dovute ad una caduta. Eppure sapevano la verità, videro il pestaggio e cercarono di proteggerlo.

6.Lo stato reagisce

Il racconto die familiari era poco credibile, troppo gravi erano le ferite per una semplice caduta. Così iniziò un'attività investigativa che portò all'arresto di Ottavio Carolei, poi assolto, mentre Maurzio Rango, Mario Esposito e Francesco Ciancio vennero arrestati e condannati per l'omicidio.

Un'azione importante condotta dagli inquirenti, squarciarono il velo di omertà e diedero giustizia alla vittima. Inoltre, anche loro mandarono un messaggio alla cittadinanza: nulla può rimanere impunito, che riguardi la criminalità comune o mafiosa, e lo stato reagirà sempre a difesa delle vittime.

Ecco come si sconfigge la ndrangheta! ribellandovi alla logica mafiosa, collaborando con le autorità e non isolandovi. Tenete a mente questi suggerimenti perché quel giorno toccò a Francesco, ma un domani potrebbe capitare a voi, ai vostri figli, nipoti, sorelle, mamme, etc. Lo dovete a voi stessi e al futuro delle nuove generazioni: ribellatevi.

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