Ndrangheta, la violenza diventa normale

1. LE PREMESSE

Cosenza, anno 2015: la città stava vivendo, lato criminalità, un periodo difficile. Gli arresti e la collaborazione di alcuni ndranghetisti mise in difficoltà la cosca egemone, quella dei Rango-zingari.

In uno scenario di questo tipo, senza una guida stabile della ndrina, esplosero tutte le frizioni sopite. Una di queste contrapposizioni esplosive vide protagonista Domenico Mignolo, membro della parte italiana dei Rango-Zingari, guidata da Maurizio De Rango, contro la restante parte dei Rango-zingari, guidata da Antonio Abbruzzese.

Mignolo non era uno qualunque: vicino al boss Maurizio De Rango, oltre al pregiudicato Antonio Intrieri (membro dei Rango-Zingari), per aver sposato sua figlia Sharon Intrieri.

Inoltre rivestiva il ruolo di camorrista (grado della ndrangheta)  con mansioni importanti:  era il responsabile della zona di Marano Marchesato, dove ordinò l'attentato agli amministratori locali, nonchè gestore, nella zona, dello spaccio.

Il Mignolo, in quel periodo, covava un profondo risentimento verso una parte del clan, in particolare nei confronti di Leonardo Bevilacqua, colui che gestiva gli stipendi degli affiliati in carcere.

Il cassiere del clan non gli corrispose gli stipendi durante un periodo di detenzione, da qui i presupposti per una lotta intestina che cercò di tenere a freno anche Antonio Intrieri.

Tuttavia, il carattere irascibile del Mignolo rese impossibile qualunque mediazione.

2.L'OMICIDIO

28 marzo 2015, Rende (provincia di Cosenza): Mignolo decise di andare, insieme a sua moglie, in una nota discoteca. Lì incontrarono Leonardo Bevilacqua e i suoi amci, iniziando una discussione che degenerò in spinte e insulti da ambo i lati. Non riuscendo a trovare una soluzione decisero di "apparare i conti" a via popilia, una strada che fa da cornice a diversi quartieri popolari di Cosenza ad alta presenza mafiosa.

Apparare i conti, nel gergo calabrese, fa riferimento a una risoluzione violenta delle divergenze, l'esito fu scontato: Mignolo ritornò a casa, proprio a via popilia, si affacciò dal balcone e, quando vide Leonardo Bevilacqua, iniziò a sparare, colpendo tuttavia Antonio Taranto, un amico del Bevilacqua.

Erano le 4.00 del 29 marzo 2015 quando venne dato l'allarme ma sarà tutto vano, Antonio Taranto morirà durante la corsa all'ospedale.

Questo il quadro ricostruito da gli inquirenti. Mignolo venne condannato a 16 anni, sentenza annulata con rinvio da parte della cassazione. Quindi un nuovo processo per accertare chi sia l'assassino, anche se le prove sulla colpevolezza di Mignolo sono sostanziose.

3.PERCHE'

Una questione di soldi all'apparenza, ma che cela delle ragioni più profonde, figlie dell'educazione mafiosa dei protagonisti. Nelle ndrine è essenziale la violenza, il coraggio difronte al nemico, solo così un membro può essere adeguato. Basti pensare al requisito per ottenere il grado di sgarrista, il grado più importante fra quelli della società minore: l'omicidio.

Il Mignolo, per non sfigurare nell'ambiente criminale, non potè far altro che rispondere alla violenza con la violenza. Altrimenti sarebbe risultato debole agli occhi degli altri, che nel mondo mafioso significa solo una cosa:  non fare carriera e rischiare la mancanza di rispetto da parte dei suoi "colleghi".

Nessuna giustificazione naturalmente, qualora fosse accertata la sua responsabilità: atteggiamenti di questo tipo sono l'emblema dell'involuzione mentale dell'uomo, incapace di scegliere cosa sia più opportuno per la propria vita. Una bestia incatentata, costretta a comportarsi secondo delle regole che non ha deciso.

Altrettanto da manuale fu l'atteggiamento degli amici della vittima, coloro con il quale usciva, beveva, mangiava. Non collaborarono con le autorità, rispettando l'omertà imposta dall'ambiente mafioso. Uno snaturamento del valore dell'amicizia, che prevede una reciproca assistenza in caso di necessità.  Un'ambiente avvilente, quindi, che impedisce i più sani e naturali rapporti umani.

Proprio in virtù di questi disvalori, che minano la sicurezza della società, è essenziale l'opera di contrasto al fenomeno. Sia militare, il cui onere è in capo alle forze di sicurezza, ma sopratutto culturale: la vittoria dell giustizia passa dalla sana educazione dei figli, dalla cultura insegnata nelle scuole, dalla capacità dello stato di dare risposte anche nelle periferie.

Approfondimenti: Ndrangheta, attentato agli amministratori locali

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