Ndrangheta, i falsi miracoli del boss

1.PREMESSA

A Cosenza esistono diverse ndrine che si spartiscono il territorio, le attività illecite, in un regime di concordato. Fra queste si distingue la cosca Rango-Zingari, formata da affiliati di etnica rom e italiana, con base operativa in via degli stadi. Alla guida della compagine, nel 2012, ci fu Maurizio Rango: boss carismatico che gestiva gli intrallazzi con violenza e persuasione.

2.IL FALSO MIRACOLO

Nel 2012, il Rango, decise di collocare una statua di San Francesco nella piazza difronte casa sua, con la statua rivolta verso la sua abitazione. Dopodiché diffuse la notizia di averla vista lacrimare, accendendo un lungo pellegrinaggio dei fedeli cosentini.

3.UN EVENTO INSENSATO O UNA SCELTA RAGIONATA?

Un fatto sintomatico del dominio mafioso, esercitato sulla psiche delle persone, sulle loro speranze, prim'ancora che sul lato economico/sociale.

Accostandosi alla religione, e quindi presentandosi come dei portavoce di Dio, gli ndranghetisti cercano di giustificare le loro azioni. Una devozione criminale fuorviante dallo scopo del cristianesimo, ma utile: così facendo assorbono la misticità, l'ascendente, e il timore generato dalla religione sulle masse.

Una propaganda efficacissima, soprattutto in luoghi e persone particolarmente fedeli al cristianesimo, ultimo barlume in una vita oscura, grama, priva di speranze. 

Proprio ciò volle fare Maurizio Rango: presentarsi come un predestinato di Dio, quindi superiore e infallibile nelle scelte. Non a caso volle rivolgere la statua verso la sua abitazione, come se la statua volesse rendergli omaggio o prostrarsi ai suoi piedi.

Mirko Aurora, fondatore di NoSilenzio.

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